La corretta gestione dei PFU (Pneumatici fuori uso) permette di smaltire in modo sostenibile un rifiuto delicato come gli pneumatici .Abbiamo visto come funziona l’intero ciclo dei PFU e a cosa serve il contributo obbligatorio per legge, da pagare a ogni acquisto di gomme.
Non sono tutte rose e fiori: nel tempo si sono manifestate criticità all’interno di questo ciclo, che hanno richiesto un adeguamento della normativa in materia. Ecco quali saranno le novità nella gestione degli pneumatici fuori uso.
Il decreto
Attualmente la normativa che regola la gestione dei PFU è il decreto 82/2011, in vigore quindi da circa 5 anni. Negli ultimi mesi ci sono stati incontri tra il Ministero dell’Ambiente e le parti in causa, per arrivare alle necessarie modifiche del testo di legge. Il testo finale dovrebbe entrare in vigore a inizio 2017.
Il PFU e le vendite online
Viene ribadito un concetto già espresso nella prima versione della legge: i rivenditori online di pneumatici sono tenuti a far pagare il contributo PFU. Ricordate sempre di acquistare gomme da chi evidenzia chiaramente la presenza del contributo PFU, lo fa pagare e lo rende visibile in fattura.
Il motivo? Ecco cosa dice PneusNews:
(…)qui entra in gioco il gommista, perché a lui spetta il controllo dell’avvenuto pagamento dell’eco-contributo, perché all’atto del montaggio di pneumatici che il cliente non abbia acquistato direttamente da lui (nuovi o usati), avrà l’obbligo di verificare, tramite documento fiscale di cui deve conservare copia, che il cliente abbia pagato il contributo.
Scopri gli impegni di NexenGomme per la legalità
No a sospensioni forzate della raccolta
Uno dei punti più critici degli ultimi mesi era stato il raggiungimento anticipato delle quote di PFU previste, che aveva di fatto portato al blocco della raccolta in alcune zone d’Italia.
Con la nuova legge, i produttori e gli importatori dovranno dichiarare ogni anno le quantità di pneumatici immesse sul mercato, in modo da evitare discrepanze tra i dati previsti e quelli effettivi.
Inoltre i cosiddetti “stock storici” (ovvero vecchi depositi di pneumatici abbandonati, magazzini o capannoni) non verranno più conteggiati per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta.
Un registro per i soggetti coinvolti
Sarà stabilito un registro nazionale dei soggetti obbligati alla gestione degli pneumatici fuori uso. La creazione di questo registro è prevista nei primi 6 mesi del 2017; l’adesione è obbligatoria per tutti i soggetti che voglio operare nel mercato italiano
Maggiore trasparenza in tutta la filiera
La scelta dei fornitori logistici dei consorzi avverrà tramite gara d’appalto; d’altra parte, i consorzi stessi si impegneranno a rendere più snella ed efficace la comunicazione con Ministero, operatori e pubblico (tramite il web).
I produttori, rivenditori e importatori di pneumatici saranno tenuti a corrispondere mensilmente i soldi del contributo PFU ai consorzi, in modo da non lasciarli mai “a secco”.
Per saperne di più: come funziona la gestione degli PFU e perché si paga il contributo

